NOTERELLE SU SISIFO. Mito, Oroscopia, Mozart, Nietzsche, di Emilio d’Agostino


 

Emilio D’Agostino (Napoli 1950) è professore ordinario di Lingüística Generale nella Università di Salerno. Si è occupato di descrizione formale dell’italiano e negli utlimi anni di analisi del discorso. Oggi i suoi interessi fondamentali si orientano verso la semantica, nella quale cerca di combinare la tradizione foucaultiana con gli studi della psicoanalisis freudiana. È autore di numerosi saggi e articoli ed è referee di alcune riviste internazionali. Ha svolto diversi ruoli istituzionali ma, ora, si occupa esclusivamente e costantemente di ciò che gli interessa: il resto gli è indifferente.

Questo è il fin di chi fa mal: E de’ perfidi la morte
alla vita è sempre ugual
 (Mozart, Don Giovanni)

Il mito di Sisifo è così antico che pochi, anche oggi, ricordano la sua origine. Sisifo è, infatti, invocato, ogniqualvolta si è obbligati a ricominciare tutto daccapo. Lo è talmente che, anche nel cinema, esso è divenuto famoso col film Groundhog Day del regista H. Ramis e il protagonista Bill Murray. Anche nella festività cattolica della Candelora (2 febbraio) esso ha analoghe implicazioni meteorologiche popolari. Inoltre, molte espressioni assolutamente comuni, presuppogono questo mito: ad esempio, tutto torna sempre, tutto quadra sempre e simili. Proverbi come ogni rondine torna sempre al nido, fenomeni naturali come il perenne alternarsi del Sole e della Luna, come la risalita dei salmoni lungo i fiumi da cui sono discesi ecc. Omnia mundia mundi. Ma andiamo con ordine.

 

1. Il Mito

 

Sisifo (greco: Σίσυφος; latino: Sisyphus) è un personaggio della mitologia greca, figlio di Eolo e di Enarete. È, almeno nella versione più comune, il fondatore e il primo re di Corinto, che al tempo della sua nascita aveva assunto il nome di Efira. Era fratello di Deioneo, Salmoneo, Macareo, Creteo e Canace, ovvero gli Eoliani, e apparteneva, attraverso i genitori, alla stirpe di Deucalione, nato da Prometeo e dalla moglie Celeno. La sua leggenda infatti comprende numerosissimi episodi, ognuno dei quali è la storia di una sua astuzia. Attraverso una lunga serie di peripezie, Zeus decise che Sisifo avrebbe dovuto spingere un masso dalla base alla cima di un monte. Tuttavia, ogni volta che Sisifo raggiungeva la cima, il masso rotolava nuovamente alla base del monte. Ogni volta, e per l’eternità, Sisifo avrebbe dovuto ricominciare da capo la sua scalata.

 

2. Oroscopo

 

L’oroscopo (latino: hōroscopus; greco: ὡροσκόπος, composto di ὥρα, “durata di tempo” e σκοπέω,  “osservare”) è l’interpretazione astrologica della posizione degli astri al momento in cui si verifica un qualsiasi evento. L’arte divinatoria di produrre un oroscopo si chiama oroscopia. Ovviamente, l’oroscopo, nel senso comune del termine, è una stupidaggine in genere, ma questo mini-saggio sarebbe piaciuto molto all’espistemologo  P. K. Feyerabend il cui motto era, grosso modo: “per cominciare tutto va bene, anche l’oroscopo”.

Ma l’oroscopo risponde allo stesso criterio di tutta la meccanica classica, dalla stessa teoria degli specchi concavi e convessi, del pendolo in assenza di attrito e della leva. Quindi, non si comprende bene, come la stessa oroscopia più banale dovrebbe essere per forza falsa, visto che il fisico Werner Heisemberg ha scritto la Prova matematica dell’esistenza di Dio e praticava l’esoterismo, al pari di Heirich Himmler. Kurt Gödel era pazzo o paranoico? Eppure, P. Cassou­Noguès ha scritto di recente I demoni di Gödel. Logica e follia, in cui racconta le ossessioni e la stessa morte raggiunta per timore di essere avvelenato.

Alla fine, dunque, ogni cosa ritorna sempre al proprio punto di partenza. La scienza non fa sempre questo? Non si riscopre sempre che le verità in cui si crede hanno sempre un’origine antica, magari legata al Mito o alle prime formulazioni dei filosofi fisici? Cassirer e Foucault direbbero certamente di sì.

 

3. Il Cristo, Mozart e Atlantide

 

La conclusione del Don Giovanni di Mozart – el burlador de Sevilla (per Tirso de Molina) trascinato all’Inferno dalla statua del Commendatore – la “vera voce di Dio”, il massone, dissacrante, lo “sporcaccione” il rivoluzionario Wolfang Amadeus prende spunto per l’appunto dal mito del “morto che ritorna”. Il Cristo morto sulla croce ne è, nel mondo cristiano, ebraico e islamico, il prototipo. Nonostante il pessimo paragone, violento come una bestemmia, la stessa problematica si ritrova in Dracula, il nosferatu (“il non morto”), reso celebre dal cinema da Pabst, a Herzog e a Coppola. Personalmente ho un’altra intepretazione del personaggio, ma ciò, in quest’occasione, non è importante.[1] La differenza con il Cristo è che Cristo è figlio di Dio ed è morto sulla croce per salvare l’umanità, mentre il Vampiro è figlio del Demonio. La seconda differenza sta ne fatto che, mentre Cristo è immortale, per uccidere Vlad III di Valacchia, è sufficiente conficcargli un paletto aguzzo di legno di frassino nel cuore, oppure intrattenerlo amabilmente fino a quando spunti la luce del Sole, cioè la luce delle Verità Eterne, la luce di Dio. Anche in questo caso, siamo nuovamente al punto di partenza. Come, per sempre, si alterneranno Sole e Luna, luce e ombra. Il filosofo danese Søren Kierkegaard ha scritto un lungo saggio (Enter-Eller del 1843), in cui si sofferma anche sul valore della musica e afferma, che il Don Giovanni di Mozart è “un lavoro senza macchia, di ininterrotta perfezione” (nei paragrafi dedicati al Diario di un seduttore).

Ancora, l’Umanità è piena di uccisioni bestiali e di genocidi. Da Achille contro Ettore alla storia di Roma imperiale (“avete fatto un deserto e l’avete chiamato pace”) di Tacito che, vista la derivazione italiana di “tacitamente”, non solo fu un grande storico, ma anche, credo, un uomo molto silenzioso, quindi molto prudente nell’esprimere valutazioni e giudizi. La lista potrebbe continuare a lungo: dalla battaglia della Marna, a Hiroshima, a Sabra e Shatila, ai diamanti insanguinati della Liberia, Gabòn e di tutta l’Africa occidentale. Si concluderebbe con l’Olocausto? E’ presto per dirlo.

Infine, cosa sono i miti di Atlandide, delle città scomparse come Troia o come le capitali Atzeche o Incas, che via via riappaiono dalle tenebre, grazie alla ricerca di archeologi o di avventurieri al soldo di ricchi collezionisti privati? Tutto ciò è sempre – basta aver visto un film del ciclo di Indiana Jones – un “eterno ritorno”?

 

4. I Filosofi greci e Nietzsche

 

Forse è ai filosofi pre-socratici che si deve la prima formulazione del mito dell’“eterno ritorno”, ad esempio nelle loro cosmologie. Come in moltissimi altri casi, Empedocle di Siracusa, così come Eraclito e Parmenide, sembra essere collegato alla questione qui sollevata.[2]

L’eterno ritorno dell’uguale, più spesso detto soltanto “eterno ritorno”, in senso generale caratterizza tutte le ontologie circolari, come quella stoica, per cui l’universo rinasce e rimuore in base a cicli temporali fissati e necessari, ripetendo eternamente un certo corso e rimanendo sempre se stesso. Oggi sappiamo che è l’intero universo a muoversi, in termini spazio-temporali, ma certamente non lo potevano sapere né Galileo né Keplero.

Lo stesso Vico, ne La scienza nuova, parlando dei “corsi e ricorsi storici”, interpreta l’umanità come sempre fedele a se stessa, pur nella diversità delle contingenze storiche, alternando  periodi di progresso a fasi di imbarbarimento; ma, in senso più specifico l’eterno ritorno è uno dei capisaldi della filosofia di Friedrich Nietzsche. Il ragionamento che sta dietro al semplice – ma spesso incompreso – concetto di Nietzsche è il seguente: in un sistema finito, con un tempo infinito, ogni combinazione può ripetersi infinite volte.[3] Ad esempio, tirando infinite volte tre dadi a sei facce, ognuna delle 216 combinazioni potrà comparire infinite volte e un coup de dés jamais n’abolira le hazard (Mallarmé), come nel film Sliding Doors (1998, regia di P. Howitt).

Questa chiave di lettura risulta chiara – più che a me, agli storici della filosofia – dalla lettura di un passo dei Frammenti Postumi risalente al 1881, mentre è più criptico ed ermetico nei relativi riferimenti in La gaia scienza (1882) e, soprattutto, in Così parlò Zarathustra (1885). Nel caso specifico del discorso esistenziale, Nietzsche fa notare che (essendo le “cose del mondo” di numero finito, e il tempo infinito) anche nella vita umana questo concetto è applicabile: ogni evento che possiamo vivere, l’abbiamo già vissuto infinite volte nel passato, e lo vivremo infinite volte nel futuro. Altro non è che una riformulazione del calcolo combinatorio di Leibniz. La nostra stessa vita è già accaduta, e in questo modo perde di senso ogni visione escatologica della vita. In Così parlò Zarathustra, il suo “poema mistico”, Nietzsche mostra come il comprendere questo punto sia fondamentale nel processo di crescita spirituale che porta all’Oltreuomo. La caratteristica fondamentale dell’Oltreuomo sta proprio nella sua capacità di non pensare più in termini di passato e futuro, di princìpi da rispettare e scopi da raggiungere, ma vivere hic et nunc, nell’attimo presente.

 

Com’è bella giovinezza che si fugge tuttavia,

chi vuol esser lieto sia, del doman non v’è certezza

 

versione rinascimentale italiana del carpe diem latino. In realtà, Nietzsche non pensa affatto al “superuomo” nazional-socialista, ma a ben altro. L’equivoco successivo, che ancora soltanto per i più giovani, sta nel fatto che egli fu utilizzato, per puro analfabetismo o per mera propaganda, dai nazisti. Come era anche successo a Wagner, grazie, però, alla mediazione interessata della propria sorella. L’Übermensch, è colui che, per creare una metafisica non più trascendentale, sfida l’uomo a superarsi:

 

Che accadrebbe se un giorno o una notte, un demone strisciasse furtivo nella più solitaria delle tue solitudini e ti dicesse: “Questa vita, come tu ora la vivi e l’hai vissuta, dovrai viverla ancora una volta e ancora innumerevoli volte, e non ci sarà in essa mai niente di nuovo, ma ogni dolore e ogni piacere e ogni pensiero e sospiro, e ogni indicibilmente piccola e grande cosa della tua vita dovrà fare ritorno a te, e tutte nella stessa sequenza e successione [...]. L’eterna clessidra dell’esistenza viene sempre di nuovo capovolta e tu con essa, granello della polvere!”. Non ti rovesceresti a terra, digrignando i denti e maledicendo il demone che così ha parlato? Oppure hai forse vissuto una volta un attimo immenso, in cui questa sarebbe stata la tua risposta: “Tu sei un dio e mai intesi cosa più divina? (La gaia scienza, aforisma 341)

 

È proprio questo passato che, prima nel singolo, poi nelle masse e nei vari processi storici e culturali, per metamorfosi, diviene “ragione apollinea”, eliminando e, pian piano, scacciando l’istinto “dionisiaco” proprio dell’era presocratica, preplatonica e precristiana. Al contrario, tagliare col passato, per sempre e continuativamente, vuol dire rompere il circolo vizioso del destino dell’uomo. Rompere il cerchio de ‘”l’eterno ritorno” significa aprirsi la via ad un nuovo tempo rettilineo, proiettato verso l’infinito e infinitamente diverso da sé, in costante cambiamento. Eliminare il macigno che l’uomo si trascina appresso dai tempi di Socrate, quindi, equivale ad una redenzione esistenziale che sfocia nell’Oltreuomo e che vede nelle nuove generazioni, libere dalla tradizione e dal passato, la possibilità di salvezza per il genere umano. L’Oltreuomo non è che un novello Cristo; d’altronde, le modalità stesse della morte del filosofo tedesco mostrano le sue qualità redentrici.[4]

 

4. Da Nietzsche al grande Moravo

Cosa è, per Freud l’Es, il ça di Lacan o gli archetipi di Jung? Il ritorno alla più lontana origine, in termini dell’archelologia foucaultiana? I ricordi più antichi, le paure più ancestrali, ciò che appare essere morto e sotterrato nel nostro incoscio, riappaiono, prima o poi, nel sogno, negli atti mancati, fino a risalire, assai lentamente, in superficie, fino alla piena coscienza. Ciò può dipendere da vari fattori: in primo luogo, con il trascorrere del tempo, la censura si allenta, come in tutti i maschi e in tutte le femmine della nostra specie, con il cambiare delle reali, aggiornate, preoccupazioni (ad esempio, l’ingrossamento della prostata per quelli che furono maschietti) e il disinteresse per quanto ci sollecitava prima: denaro, potere e, soprattutto, per i maschi anziani etero-sessuali, le donne. A tutti noi, infatti, piacerebbe dire che, almeno nelle fantasie notturne, avremmo voluto essere dei grandi porci. Non lo confessiamo agli altri, solo perché siamo ancora vivi. Chi non ci crede, consulti biografie, auto-biografie ed espistolari privati vari.

Infine, io stesso ho scritto un breve saggio in cui richiamo la figura di Artemidoro di Daldi, autore del primo trattato sull’interpretazione dei sogni, ‘Oneirokritiká, che si colloca ancora nella fase che Freud chiama “primordiale”. Essa è contraddistinta da una definizione del sogno come puro messaggio inviato durante il sonno a un individuo da parte della divinità. Esso non è, infatti, prodotto dell’individuo stesso, ma costituisce una pura “visione” generata volontariamente dall’esterno. Veritiera oppure ingannevole essa assume, in genere, un carattere “esortativo”, spingendo il soggetto passivo dell’attività onirica ad un’azione: quella voluta o incoraggiata dalla divinità. Allo stesso tempo, il contenuto del sogno, spesso oscuro, come il linguaggio dell’oracolo, è incomprensibile al soggetto sognatore passivo, quindi, richiede l’intervento di un oneirokrites (“interprete dei sogni”). Questa è la fase in cui la medicina è di tipo “magico-divino” e, nella quale, ogni intervento medico è preceduto da un lavaggio e da un breve periodo di digiuno. Come si può osservare, ancora una volta, una pratica contemporanea ha un’antichissima origine: il digiuno precedente il giorno dello Shabbàt, il venerdì cristiano che è solo sfalsato di un giorno, il ricordo dei morti per gli ebrei che cade nell’undicesimo mese dopo la morte del defunto, cioè a novembre, la Pasqua cristiana per la Resurrezione di Cristo coincidente con il pellegrinaggio a Gerusalemme per festeggiare la primavera ecc. Per lo stesso Ramadan vale lo stesso principio, cioè il digiuno. Inoltre, in origine, la festività voleva dire “mese caldo”, infatti esso si celebra tra il primo ed il ventinove agosto di ogni anno.

 

5. I linguisti.

 

Anche i linguisti computazionalisti hanno a che vedere con “l’eterno ritorno”, in particolare quelli che lavorano con le cosiddette “macchine di Turing”, con le “grammatiche di Markov” o con gli “automi a stati finiti”. Intuitivamente questi tre meccanismi formali hanno sono collegati a quella che gli informatici chiamano una boucle, che letteralmente significa “anello”,
circolo completo”, oppure loop. Cioè un qualcosa che si legato alle ontologie e fisiche di tipo “circolare”: cioè tutto torna al punto di partenza. Io non appartengo a questa schiera di studiosi, ma proverò comunque a darne un’idea.[5]

Come mai in quasi tutte le lingue almeno indoeuropee abbiamo molti tempi del passato, alcune interpretazioni diverse del presente (ad esempio, il presente “storico”, oppure quello con interpretazione di futuro e pochissimi tempi del futuro? E’ molto semplice: il passato è noto, nel presente ci viviamo e del futuro non sappiamo nulla. Del passato sappiamo che esistono i “corsi e i ricorsi” di Vico, del presente è inutile parlare, mentre per il futuro dovremmo essere come il “diavoletto” di Boltzman capace di calcolare da solo l’intera infinita combinatoria dell’intero sistema solare.

Conclusioni

Tutto è possibile: basta attendere con pazienza e si saprà.

 

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Note

[1] Cosa insegue il vampiro lungo i secoli? La moglie che si era suicidata per amore del marito, a causa di una falsa notizia, il Principe della Transilvania non era morto in una battaglia vittoriosa contro i Turchi, cioè in nome della cristianità. Vlad III di Valacchia, insegue quella che, negli adattamenti cinematografici del romanzo di Bram Stoker è la bellissima Mina del film di Coppola. Per questo, io sostengo che il romanzo altro non è che una bellissima storia d’amore.

[2] A tale riguardo si veda, Jaeger (1961).

[3] Si veda Vico (1744).

[4] A tale riguardo si veda L. A-Salomé (2009) e anche Ross (1994).

[5] In ogni caso, rimando a Frixione e Palladino (2004).

 

Bibliografia

 

Curi 2002

U. Curi, Filosofia del Don Giovanni. Alle origini di un mito moderno,  B. Mondadori, Milano

D’Agostino 2008

E. D’Agostino, Ho visto un sogno: Io assente ed Es-terno in Omero, in “Quaderns d’Italiá”, U.A.B., XII

Freud 1900

S. Freud, L’interpretazione dei sogni, in  Opere Complete, vol. 3, Milano, Bollati Boringhieri, 2007

 

Frixione e Palladino 2004

M. Frixione e D. Palladino, Funzioni, macchine, algoritmi, Carocci, Roma

 

Jaeger 1961

W. Jaeger, La teologia dei primi pensatori greci, La Nuova Italia, Firenze

 

Kierkegaard 1843

S. Kierkegaard, Aut Aut, Adelphi, Milano, 1976-89, 5 volumi

 

Nieztsche 1882

F. Nieztsche, La gaia scienza, a cura di G. Colli e M. Montinari, Adelphi, Milano 1965

 

Nieztsche 1885

F. Nieztsche, Così parlò Zarathustra, a cura di G. Colli e M. Montinari, Adelphi, Milano 1968

 

L. A.-Salomé

Lou Andreas-Salomé, Friederich Nietzsche, SE ed., Milano, 2009

 

Ross (1994)

E. Ross, , Nietzsche selvaggio ovvero il ritorno di Dioniso, 1994, trad. it. Il Mulino, Bologna,

 

Vico (1744)

G. B. Vico, La Scienza Nuova, in Opere, a c. di A. Battistini, vol. I, Mondadori, Milamo, 1990

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